Giuseppe Peano nacque a Cuneo, precisamente nella località Tetti
Galant, frazione Spinetta, quinto figlio di una famiglia di
agricoltori.
Fece gli studi elementari e medi a Cuneo, poi andò a Torino a
studiare Matematica, conseguendo la laurea a ventidue anni nel 1880.
Nel 1884 fu abilitato alla libera docenza di Calcolo Infinitesimale
presso la Facoltà di Matematica dell'Università di Torino.
Venne poi nominato professore stabile alla Reale Accademia di
Artiglieria e Genio. Nello stesso anno, 1887, si sposò, dando vita
ad una unione felice, anche se non allietata dalla nascita di figli.
Scelse di abitare a Cavoretto, presso Torino, preferendo la quiete
agreste alla vita cittadina, probabilemente ancora legato all'
ambiente contadino da cui proveniva.
Nel 1890 fu nominato professore di Calcolo Infinitesimale sempre a
Torino, cattedra che occupò fino al 1931, anno in cui passò alla
cattedra di Matematiche Complementari.
Morì improvvisamente al termine di una giornata di abituale lavoro,
nell'aprile del 1932, dopo una vita frugale e modesta, che gli
permise di conservare intatta la grande intelligenza e operosità
fino all'ultimo.
L'opera matematica del Peano è caratterizzata da una ricerca molto
personale e geniale, non condizionata dal lavoro di predecessori e
contemporanei.
Peano diede contributi in numerosi settori della matematica,
dall'analisi alla logica, dalla geometria differenziale alla teoria
dei numeri. Si occupò in particolare della teoria delle equazioni
differenziali, della logica simbolica e della critica sui fondamenti
dell'aritmetica e della geometria.
A soli quattro anni dal conseguimento della laurea, pubblicò, non a
suo nome, un trattato di Calcolo Infinitesimale in cui riformulò la
definizione di area di una superficie curva, contemporaneamente e
indipendentemente dal tedesco Schwarz. Più tardi diede la
definizione di lunghezza di un arco di curva come estremo superiore
delle lunghezze delle poligonali inscritte. Ricordiamo inoltre la
famosa curva
di Peano, la paradossale curva che riempie il quadrato, sfida
alle idee tradizionali e precorritrice dei moderni frattali. Peano
si occupò anche di logica, contribuendovi, tra l'altro, con
l'introduzione dei simboli
tuttora in uso e noti a tutti i matematici. Peano sostenne
fortemente l'idea di costruire un calcolo delle proposizioni simile
al calcolo algebrico, in cui far rientrare ogni forma di
ragionamento matematico.
Degno di nota è anche il lavoro svolto nell'ambito della teoria dei
numeri, dove il Peano dette la definizione assiomatica della classe
dei numeri interi assoluti partendo dai tre concetti primitivi di
numero, zero, successivo di un numero e stabilendo cinque
proposizioni fondamentali; da questa classe costruì geneticamente
le altre classi numeriche.
Peano espose inoltre una teoria sui postulati della congruenza,
affermando che, alla base delle uguaglianze di enti geometrici, vi
sono movimenti che determinano le trasformazioni atte a soddisfare
tali uguaglianze. Ricordiamo inoltre la peculiare attenzione del
Peano per la linguistica: egli creò una lingua internazionale,
detta latino sine flexione, dotata di una grammatica piuttosto
semplice e di un lessico di origine latina.
Peano fondò e diresse la "Revue de Mathematique" e il
"Formulario Mathematico"; presiedette l'Accademia pro
interlingua.
E' curioso scoprire che il Peano, nel suo magnanimo idealismo, era
un fautore dell'abolizione di voti ed esami di profitto, prove che
secondo lui disamorano gli allievi allo studio, a cui essi
dovrebbero dedicarsi per la pura passione di apprendere. Era invece
favorevole agli esami di concorso.
Il
bronzo di G.B. Alloati è collocato su un piedestallo di marmo
nell'atrio dell'ala nuova del Liceo.
In precedenza era posto su una mensola nell'atrio dell'ala vecchia in Corso Giolitti e qui fu vittima di generazioni di studenti che, specialmente negli anni '60, erano soliti strofinare il naso del busto a scopo propiziatorio, prima di interrogazioni e compiti in classe.
Si tramanda anche di scherzi goliardici subìti dal paziente bronzo (travestimenti più o meno consoni alla serietà della sua espressione, pitture varie, ecc.).