Liceo Scientifico Statale "G. Peano" - Cuneo
HomeInformazioniScuolaDocumentiAttivitàIpertestiRisorseStudenti

L’ULTIMA ASSURDITÀ DEL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

   Siamo un gruppo di insegnanti del Liceo Scientifico di Cuneo.

   Vogliamo portare a conoscenza di tutti ciò che avviene nella scuola e che spesso al pubblico sfugge, essendo la nostra categoria tra le più remissive, praticamente senza voce perfino nelle cose che la riguardano più da vicino, come l’organizzazione del nostro lavoro.

   Da anni e anni, ministro dopo ministro, è in corso un lavoro di distruzione della scuola pubblica, della figura sociale dell’insegnante e del livello culturale medio degli italiani, grazie a riforme congegnate da commissioni dove, probabilmente, non c’è nessuno che conosca la realtà dell’insegnamento. Le riforme che si sono susseguite a tambur battente, infatti, sono tutte state fatte sulla base di esigenze che nulla hanno a che fare con la didattica o con una politica lungimirante di formazione dei cittadini.

   La rigidità delle normative ministeriali sempre più spesso danneggia nei fatti i ragazzi, soprattutto quelli che hanno voglia di studiare. Si pensi, ad esempio, alla riforma che ha portato tutte le cattedre a 18 ore e che, applicata rigidamente, determina la mancanza di continuità didattica oltre all’impossibilità, per i docenti, di programmare a lunga scadenza l’insegnamento. Si assiste ad ogni inizio anno a una specie di contrattazione di borsa, o meglio a un gioco di equilibrio per la spartizione delle classi, in modo da formare “collage” da 18 ore, dove ciò che conta è il numero di ore di insegnamento e null’altro. L’esito è che certe classi cambiano insegnante ogni anno, oppure che le cattedre, ad esempio di matematica e fisica, italiano e latino, storia e filosofia ecc. vengono spesso divise tra due insegnanti, anche là dove non sarebbe opportuno.

   L’ultima novità è ora l’obbligo imposto alle scuole secondarie di organizzare corsi di recupero di 15 ore per ogni insufficienza riportata dallo studente, sia alla fine del primo quadrimestre sia dopo lo scrutinio finale.

   Questa imposizione non tiene conto (o forse sì?) di alcune incongruenze palesi:

  1. Vi sono ormai studenti che hanno anche 5, 6, 7 materie insufficienti; costoro, che evidentemente faticano a seguire il curriculum normale, dovranno passare i loro pomeriggi a scuola, per recuperare le famigerate lacune, senza peraltro poter completare tutti i corsi entro giugno, non riuscendo, nel frattempo, a studiare la materia svolta in classe. Pertanto lo studente, se anche recupera qualche lacuna pregressa, verosimilmente si troverà svantaggiato nei nuovi argomenti.
  2. Ha senso che tutte le materie necessitino tassativamente di tante ore di recupero quando sarebbe sufficiente da parte dello “studente” studiare, come vorrebbe l’etimologia del termine? Perché lo Stato, non così florido, spreca in tal modo il denaro pubblico quando in molto casi basterebbe qualche indicazione metodologica?
  3. Il nuovo contratto prevede un aumento abbastanza sostanzioso nella retribuzione delle ore di recupero; con un semplice calcolo e una valutazione approssimativa è facile rendersi conto che difficilmente lo Stato potrà provvedere al pagamento di tutte queste ore. Il ministro sa fare una moltiplicazione? Per la nostra scuola è stato stanziato un quinto di quanto sarebbe necessario! Gioco forza ci troveremo costretti a interrompere le lezioni per una settimana o due per svolgere questo lavoro di recupero di mattina e farlo rientrare nelle ore normali di cattedra, senza costi aggiuntivi. Tutto ciò andrà a scapito di quegli studenti “normali” che avrebbero il sacrosanto diritto di avere dalla scuola il numero di ore di lezione regolare e il massimo di conoscenza possibile.
  4. A giugno che si farà? Tutti promossi o tutti bocciati? Sicuramente tutti promossi così non c’è rischio di ricorsi o di fare corsi estivi non pagati o scrutini al 25 agosto!
  5. C’è da chiedersi anche perché la scuola debba di fatto incentivare chi in realtà di studiare non ne ha voglia; invece di alzare il livello di preparazione dei nostri studenti, ci si preoccupa solo di aumentare il numero di diplomati e di laureati (e forse di disoccupati), abbassando il livello culturale medio. Secondo recenti dati OCSE la preparazione dei nostri studenti è di livello inferiore rispetto ai loro colleghi europei sia nella lingua nazionale, sia nelle materie scientifiche. È già cronaca che ingegneri, fisici, informatici, medici provenienti da India e Cina vengano preferiti spesso nelle assunzioni ai nostri laureati. Che sia il caso di guardare a modelli di scuola dove vige ancora la vilipesa meritocrazia?

 

   Riteniamo che i docenti italiani, sempre tra i meno pagati in Europa, dovrebbero finalmente dare segno del loro disagio manifestando in modo concreto e forte il loro dissenso. Perché, ad esempio, non eliminare le gite, visto che almeno una settimana di scuola la si dedicherà ai recuperi? Se tutte le scuole italiane lo facessero, creando un danno ingente ad albergatori e agenzie di viaggi, per una volta qualcuno si accorgerebbe che qualcosa non va nella scuola pubblica, che forse è il caso di discuterne per il bene dei nostri giovani.

   Tutto ciò per non parlare delle aberrazioni che ha portato con sé la parziale autonomia economica delle scuole: gli istituti, che hanno dallo Stato risorse sempre più scarse, sono costretti a rincorrere false esigenze che ne migliorino il “look” per accaparrarsi “clienti”, tramite progetti che spesso non forniscono validi contenuti. Ormai ciò che conta è recuperare risorse e non cercare il bene delle future generazioni.

   Questa lettera è liberamente scaricabile dal nostro sito: www.gpeano.org in formato pdf; invitiamo tutti a divulgarla il più possibile. Per partecipare al dibattito scriveteci all’indirizzo di posta: info@gpeano.org.

 

P.S. Recenti comunicazioni del Ministero, probabilmente motivate da altre proteste simili alla nostra, paiono suggerire un’interpretazione più elastica della precedente ordinanza. Ciò, però, non fa che dimostrare la confusione e l’incompetenza da parte del Ministero che si autointerpreta a posteriori creando ulteriori perplessità e dubbi.

Manteniamo comunque la decisione di sollecitare colleghi e cittadini a un dibattito di carattere più generale sulla scuola pubblica.

 

   Un gruppo di docenti del Liceo Scientifico “G. Peano” di Cuneo

 

  1. Silvia Baima
  2. Silvana Bedodi
  3. Federica Beltrand
  4. Daniela Bernagozzi
  5. Carla Borgna
  6. Valeria Burgarella
  7. Claudio Cavallero
  8. Angela Cavallo
  9. Annamaria Ceruso
  10. Gabriella Codolini
  11. Raffaella Consolino
  12. Giuseppe Corona
  13. Elena Cussino
  14. Francesca D’Alfonso
  15. Fulvia Dalmasso
  16. Cristina Daperno
  17. Fabrizia De Bernardi
  18. Luigina De Giorgi
  19. Micaela Degiovanni
  20. Laura Di Siena
  21. Marco Facelli
  22. Marco Fella
  23. Luca Franchelli
  24. Erminio Fronzè
  25. Caterina Gabbi
  26. Fabio Galanti
  27. Monica Gallanti
  28. Ester Gallo
  29. Marianna Gallo
  30. Pierluigi Garelli
  1. Silvia Ghibaudo
  2. Gemma Ghigo
  3. Carla Griseri
  4. Laura Guarnieri
  5. Franco Lamensa
  6. Gianni Longhi
  7. Ettore Lo Nigro
  8. Cinzia Molineris
  9. Lucia Norbiato
  10. Gianfranco Oddenino
  11. Giacomo Olivero
  12. Giorgio Olivero
  13. Mauro Operti
  14. Marina Pepè Sciarrìa
  15. Andreina Perona
  16. Estella Prone
  17. Fabrizia Pulitanò
  18. Carlo Raimondo
  19. Ornella Reinaudo
  20. Girolamo Rossi
  21. Chiara Rota
  22. Giulia Sceusa
  23. Donatella Signetti
  24. Ida Sorzana
  25. Sergio Torterolo
  26. Anna Travaglini
  27. Irma Viada
  28. Marco Viale
  29. Anna Viberti
  30. Alessia Zunino
 

Cuneo, 12/12/2007


Clicca qui per scaricare la lettera in formato pdf.

Notizie

Aggiornato il
10/05/2008

Documenti
· Descriz. dei corsi
    ordinario
    bilingue
    PNI
    scientifico
    biolog.-sanit.
· P.O.F.
· P.U.A.
· Regolamento
Risorse
· Biblioteca
· Videoteca
· Specola
· Laboratori
    Fisica
    Chimica
    Informatica
· Palestra
Studenti
Ricerca
Google

gpeano.org

www

Copyright © Liceo Scientifico Statale "G. Peano" - Cuneo.