L’ULTIMA ASSURDITÀ DEL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONESiamo un gruppo di insegnanti del Liceo Scientifico di Cuneo. Vogliamo portare a conoscenza di tutti ciò che avviene nella scuola e che spesso al pubblico sfugge, essendo la nostra categoria tra le più remissive, praticamente senza voce perfino nelle cose che la riguardano più da vicino, come l’organizzazione del nostro lavoro. Da anni e anni, ministro dopo ministro, è in corso un lavoro di distruzione della scuola pubblica, della figura sociale dell’insegnante e del livello culturale medio degli italiani, grazie a riforme congegnate da commissioni dove, probabilmente, non c’è nessuno che conosca la realtà dell’insegnamento. Le riforme che si sono susseguite a tambur battente, infatti, sono tutte state fatte sulla base di esigenze che nulla hanno a che fare con la didattica o con una politica lungimirante di formazione dei cittadini. La rigidità delle normative ministeriali sempre più spesso danneggia nei fatti i ragazzi, soprattutto quelli che hanno voglia di studiare. Si pensi, ad esempio, alla riforma che ha portato tutte le cattedre a 18 ore e che, applicata rigidamente, determina la mancanza di continuità didattica oltre all’impossibilità, per i docenti, di programmare a lunga scadenza l’insegnamento. Si assiste ad ogni inizio anno a una specie di contrattazione di borsa, o meglio a un gioco di equilibrio per la spartizione delle classi, in modo da formare “collage” da 18 ore, dove ciò che conta è il numero di ore di insegnamento e null’altro. L’esito è che certe classi cambiano insegnante ogni anno, oppure che le cattedre, ad esempio di matematica e fisica, italiano e latino, storia e filosofia ecc. vengono spesso divise tra due insegnanti, anche là dove non sarebbe opportuno. L’ultima novità è ora l’obbligo imposto alle scuole secondarie di organizzare corsi di recupero di 15 ore per ogni insufficienza riportata dallo studente, sia alla fine del primo quadrimestre sia dopo lo scrutinio finale. Questa imposizione non tiene conto (o forse sì?) di alcune incongruenze palesi:
Riteniamo che i docenti italiani, sempre tra i meno pagati in Europa, dovrebbero finalmente dare segno del loro disagio manifestando in modo concreto e forte il loro dissenso. Perché, ad esempio, non eliminare le gite, visto che almeno una settimana di scuola la si dedicherà ai recuperi? Se tutte le scuole italiane lo facessero, creando un danno ingente ad albergatori e agenzie di viaggi, per una volta qualcuno si accorgerebbe che qualcosa non va nella scuola pubblica, che forse è il caso di discuterne per il bene dei nostri giovani. Tutto ciò per non parlare delle aberrazioni che ha portato con sé la parziale autonomia economica delle scuole: gli istituti, che hanno dallo Stato risorse sempre più scarse, sono costretti a rincorrere false esigenze che ne migliorino il “look” per accaparrarsi “clienti”, tramite progetti che spesso non forniscono validi contenuti. Ormai ciò che conta è recuperare risorse e non cercare il bene delle future generazioni. Questa lettera è liberamente scaricabile dal nostro sito: www.gpeano.org in formato pdf; invitiamo tutti a divulgarla il più possibile. Per partecipare al dibattito scriveteci all’indirizzo di posta: info@gpeano.org.
P.S. Recenti comunicazioni del Ministero, probabilmente motivate da altre proteste simili alla nostra, paiono suggerire un’interpretazione più elastica della precedente ordinanza. Ciò, però, non fa che dimostrare la confusione e l’incompetenza da parte del Ministero che si autointerpreta a posteriori creando ulteriori perplessità e dubbi. Manteniamo comunque la decisione di sollecitare colleghi e cittadini a un dibattito di carattere più generale sulla scuola pubblica.
Un gruppo di docenti del Liceo Scientifico “G. Peano” di Cuneo
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