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L'urbanizzazioneEvoluzione del paesaggio cuneeseDiecimila anni fa circa, i ghiacciai dell'ultima glaciazione incominciarono a ritirarsi lasciando un terreno spoglio, privo di vita. La forte piovosità di questo periodo determinò elevati fenomeni alluvionali che da un lato asportarono materiale dalle nostre montagne, e dall'altra lo depositarono nel fondo valle contribuendo a creare la pianura cuneese. Su questi depositi attecchì la vegetazione, e montagne e pianure furono ben presto ricoperte da un esteso manto verde. Quando l'uomo arrivò, forse 6.000-5.000 anni fa, trovò un ambiente fortemente boscoso, con radure solo in quota dove per condizioni climatiche avverse gli alberi d'alto fusto non potevano attecchire. Questi nostri antenati erano pastori nomadi che dalla Liguria si spingevano stagionalmente verso le nostre montagne, come testimoniano i graffiti lasciati in più luoghi, in particolare nella Valle delle Meraviglie. Le pianure, invece, restavano poco utilizzate, anche perché spesso interessate da aree paludose e malsane. Successivamente si stanziarono nella nostra provincia popolazioni celtiche che però modificarono pochissimo il territorio. La prima grande trasformazione si ebbe in epoca romana, favorita anche da migliori e più calde condizioni climatiche. I Romani realizzarono insediamenti stabili in pianura, come a Benevagienna (Augusta Bagiennorum), o a Pollenzo (Pollentia), e al fondo delle valli, come a Caraglio e a Borgo San Dalmazzo (Pedona), il centro più importante del nostro territorio. Attorno a questi insediamenti furono ricavati terreni agricoli con il disboscamento di ampie zone e la realizzazione di strade di collegamento. I Romani ebbero sempre un atteggiamento di paura nei confronti delle Alpi, che si limitarono ad attraversare per ragioni militari, realizzando qualche spartano insediamento temporaneo. Quindi i loro interventi sul territorio alpino furono pressoché nulli. A partire dal IV - V secolo d.C. con il venir meno della potenza romana e un sensibile abbassamento termico, il nostro territorio fu abbandonato e la vegetazione spontanea riconquistò i terreni una volta colonizzati. Le trasformazioni del paesaggio ad opera dell'uomo ripresero dopo il 1000, quando il clima cambiò nuovamente in meglio e la popolazione incominciò ad incrementarsi. Nel 1198, secondo la tradizione, furono fondate Cuneo e Mondovì, ma tanti altri centri minori già esistevano e le stesse montagne erano intensamente abitate. Quasi certamente l'insediamento sulle Alpi fu conseguenza delle scorribande saracene che costrinsero le popolazioni costiere a ritirarsi in zone più sicure. Sulle montagne, questi nostri antenati incominciarono a disboscare per ricavare terreni coltivabili, a realizzare insediamenti stabili, a sostituire la vegetazione spontanea con specie più consone alle loro esigenze. Ad esempio il lariceto, le cui piante crescono distanziate l'una dall'altra, ha il vantaggio di fornire legname utile per molte esigenze umane, di consolidare i versanti e di consentire all'erba sottostante di crescere, rendendo così possibile il pascolo. In pianura furono i monaci ad intervenire sul suolo, trasformando terreni paludosi ed incolti in fertili zone produttive. Si pensi all'azione dei Certosini di Chiusa Pesio nella pianura attorno a Cuneo (il toponimo "Tetti Pesio" ricorda la loro presenza), o dei Cistercensi di Staffarda che bonificarono aree amplissime. Per rendere fertili i terreni occorreva un efficiente sistema irriguo, realizzato a cavallo tra il XII e il XIV secolo. A Cuneo, ad esempio, l'opera di bonifica nell'area al di là del Gesso fu realizzata da un nobile locale, capostipite della famiglia Lovera, che ricevette in compenso i terreni nella zona di Spinetta dove realizzò cascine e ville. Dall'altro lato, verso Stura, i canali furono costruiti da un certo Piccapietra (nell'Oltre Stura c'è ancora una cascina che porta il suo nome), che però sbagliò alcune pendenze. L'intervento definitivo fu eseguito da un certo Roero, discendente dei signori che governavano il territorio al di là del Tanaro che da loro prese nome. Per questo uno dei canali più importanti attorno alla nostra città è il canale Roero. Per secoli, quindi, il paesaggio cuneese è stato un paesaggio agricolo, modellato dall'uomo, ma senza sconvolgimenti o profonde trasformazioni; anche in pianura rimanevano ampie aree boscate, soprattutto lungo i corsi d'acqua. Le trasformazioni più rilevanti iniziarono nel secondo dopoguerra con l'industrializzazione del territorio e l'espansione urbanistica; ma è soprattutto negli ultimi cinque anni che si è assistito ad una profonda trasformazione del territorio e ad uno sconvolgimento del paesaggio. Buona parte della nostra pianura, ma anche delle aree premontane, è invasa dal cemento e dall'asfalto e i capannoni sono ormai gli unici elementi del paesaggio cuneese.
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