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Un gruppo di ragazzi simili: simili per il tipo di vita che conducono, simili per la società che rinnegano ma che comunque li influenza nelle scelte, nel rifiuto di modelli preordinati, di status simbol materiali che neanche la droga, però, riesce a smitizzare. Ecco chi sono i protagonisti di Trainspotting. Simili ma diversi, alienati dall droga e dalla violenza, non perdono comunque la loro sfaccettatura interiore fatta di sentimenti, paure, solitudine, amore, egoismo. Forse ci ricordano qualcuno... o forse li abbiamo davvero incontrati da qualche parte?
Renton
«I miei amici, quando smettevo, mi ricordavano talmente me stesso che quasi non riuscivo a guardarli». Protagonista e voce narrante del film, Renton è colui che alla fine vince la sfida e sceglie la vita. Egli è l'unico che riesce a estraniarsi dal mondo allucinato in cui vive, e da uno spiraglio riconosce negli amici uno specchio nel quale studiare se stesso. Ma quello che vede non gli piace. In un mondo fatto di menefreghismo, egli conserva in sé un barlume di sensibilità e di lucidità che gli permetteranno di dare una svolta alla sua vita, a costo di tradire i «cosiddetti amici». La sua giustificazione? «perché sono cattivo», ma non verso se stesso e neanche con l'amico leale Spud, unico del quale non si dimentica.
Sick Boy
«Quel giorno non morí solo la bambina: qualcosa dentro Sick Boy si perse e non tornò piú. A quanto pare non aveva una teoria per spiegare un momento come quello, e nemmeno io». Impeccabile nel suo completo nero alla James Bond, elegante anche quando, con fare indifferente, estrae droga e siringa dal tacco della scarpa, SickBoy sembra avere una sua teoria per tutto: non per la morte della figlia (come sottolinea Renton in questa frase), evento che lo renderà cupo e silenzioso. È il personaggio piú enigmatico del film.
Spud
«Troverò qualcosa per mia madre, penso... e una ragazza: ci esco, la tratto coi guanti... il vero amore, vero amore». Timido, di poche parole, dai movimenti dinoccolati e un po' imbarazzati, Spud è in fondo il buono della situazione, è colui che paga con la prigione i misfatti di tutto il gruppo. È colui che, mosso dai «sani» principi, vede nel denaro la possibilità di una vita fatta di amore e di famiglia. È l'unico che genera in Renton un sentimento incondizionato di pura amicizia.
Tommy
«Sapevi sempre la verità da Tommy, era una delle sue grandi debolezze: non prendeva mai droghe, non diceva bugie, non fregava mai nessuno». Tommy è il classico bravo ragazzo: cosí lo descrive Renton, cogliendo la sua disarmante sincerità. Inizia a drogarsi perché viene lasciato dalla fidanzata, si ammala di AIDS e muore per una malattia infettiva contratta da un gattino. La sua storia fa ridere e piangere, lascia l'amaro in bocca.
Begbie
«Neanche si faceva di droga, si faceva di gente, lo mandava fuori di testa, gli scatenava i sensi». Alcolizzato, prepotente, indisponente, violento e insensibile è l'unico personaggio del film a non suscitare alcun tipo di compassione. Egli non si droga, anzi denigra i suoi «amici» per la vita che conducono. Ma in fondo è piú drogato di loro: dipendente da una forma esasperata di violenza, non può vivere senza. Assetato di denaro, ma non motivato da «sane» ambizioni, nel finale viene tradito magistralmente da Renton che lo lascia senza un soldo... ma in fondo che cosa se ne faceva?
Diane
«Non è che ringiovanisci, il mondo sta cambiando, la musica cambia, anche le droghe cambiano... non puoi startene qui tutto il giorno a pensare all'eroina... il punto è che ti devi trovare qualcosa di nuovo». Giovane, carina, raffinata, di buona famiglia, Diane è forse il personaggio piú trasgressivo del film. Anche lei è una ribelle, ma abbastanza intelligente da distinguere lucidamente ciò che è bene per lei da ciò che invece può distruggerla: la droga. È la chiave di tutto il film, è l'input che permetterà a Renton di capire che mentre il mondo cambia non si può rimanere fermi a guardarlo: bisogna scegliere la vita.