![]() |
||||||||||
| Informazioni | La scuola | I documenti | Gli ipertesti | Gli studenti | Le attività | Le risorse | La storia | |||
|
Per quanto riguarda il materiale informativo, l'utilizzo è stato gentilmente concesso dal SERT dell'Azienda Sanitaria Locale 5 di La Spezia, nella persona del dott. Ricci, pubblicato sul sito che invitiamo a visitare per ulteriori approfondimenti, visto che ci è sembrato particolarmente chiaro e di agevole consultazione. www.ausl5.la-spezia.it
Gli oppiacei: eroina, morfina, metadone
L’oppio in origine è una sostanza lattiginosa che si
condensa e imbrunisce a contatto con l’aria, estratta dalle
capsule non ancora mature del papavero sonnifero (papaverum
sonniferum album). Questo è la base grezza da cui si
ottengono alcune sostanze comunemente utilizzate come
stupefacenti. L’oppio contiene infatti 20 tipi di alcaloidi
( codeina, papaverina, narcotina e la tebaina) , composti
organici azotati che agiscono sul sistema nervoso centrale.
Dall’oppio si ottengono anche alcune sostanze ad uso
terapeutico. I derivati dell’oppio più conosciuti e diffusi
sono: morfina, codeina ed eroina. Il metadone è un oppioide
di sintesi usato come sostitutivo dell'eroina. La
storia
Sappiamo che già i Sumeri della Mesopotamia facevano uso del
papavero da oppio intorno al 4000 a.c. per i suoi effetti
euforizzanti. Gli Egizi successivamente lo usavano come
calmante per i bambini. Come antidolorifico era diffuso fra i
Greci e i Romani. Il Galenos, miscela di oppio e alcol, era
considerata una infallibile cura per diversi disturbi, fra i
quali avvelenamenti, cefalee, problemi di vista epilessia,
febbre, sordità e lebbra. Marco Aurelio, curato con il
Galenos, subì le conseguenze dell’uso ripetuto di tale
sostanza: la dipendenza.
Con la Rivoluzione Industriale del 1800, in Europa l’oppio
diventa una sostanza a basso costo e molto diffusa.
L’Inghilterra possedeva in India grandi piantagioni di
papavero da oppio e commercializzava in Europa l’oppio a
prezzi dieci volte più bassi della birra e dell’alcol. A
seguito di tale disponibilità si verificò un’epidemia
d’abuso più grave dell’alcolismo. Proprio in questo
periodo si cominciò una produzione industriale di primi
farmaci a base d’oppio: sciroppi, cordiali, polveri. L’uso
d’oppio si diffuse anche tra letterati e intellettuali fra i
quali Byron, Dickens e Baudelaire.
A seguito della grande diffusione dell’uso dell’oppio si
avviarono studi scientifici su questa sostanza, i quali
portarono nel 1804 Armand Séquin ad isolare il principio
attivo di tale droga, chiamandolo morfina. La morfina fu in
principio utilizzata per la cura di malattie organiche e
sociali, come l’alcolismo e i problemi connessi a tale
abuso. Nel corso della seconda metà del 1800 la morfina venne
usata in numerose guerre per dare sollievo fisico e
psicologico ai soldati in battaglia, quest’uso generò la
dipendenza di migliaia di militari a tale sostanza, malattia
che venne denominata "la malattia del soldato".
Fra la fine ottocento e l’inizio del novecento l’uso della
morfina diventa un fatto di costume, al punto che nei caffé e
nei teatri della grandi città europee era possibile vedere
uomini e donne dell’èlite iniettarsi la "medicina di
dio". La dipendenza dalla morfina diventa in questi anni
un problema sanitario e sociale gravissimo, di conseguenza si
avviarono studi volti alla scoperta di un farmaco con gli
stessi effetti terapeutici, ma che non generasse dipendenza.
La Bayer nel 1898 pensò di aver scoperto tale farmaco: la
diacetilmorfina, comunemente conosciuta come eroina. In
seguito si accertò che anche l’eroina come e più della
morfina produce grave dipendenza alla sostanza. Aspetti clinici
Il nostro organismo è capace di produrre autonomamente delle
sostanze oppioidi endogene dette endorfine,
sostanze chimicamente simili ai derivati dell’oppio che
hanno effetti inibenti e depressori sul Sistema Nervoso
Centrale. La morfina e l'eroina agiscono sul SNC con
meccanismi molti simili a quelli delle endorfine, producendo
effetti fisiologici qualitativamente simili ma molto piu'
potenti. L'assunzione continua di morfina e di eroina porta
all'assuefazione alla sostanza e alla conseguente dipendenza
da essa: l'organismo, abitutatosi alle alte dosi di oppiodi,
richiede una sempre più alta quantità di tali droghe.
Di seguito riportiamo i principali effetti fisiologici e
psicologici legati all'assunzione di oppioidi. Sono riportati
i segni visibili più importanti che indicano l'assunzione di
tali droghe. Gli effetti fisiologici
I derivati dell’oppio hanno i seguenti effetti fisiologici: ·
alterazioni
nel ritmo e nel volume respiratorio ·
riduzione
complessiva della funzione respiratoria ·
rallentamento
psico-motorio e riduzione del coordinamento muscolare ·
rilassamento
della muscolatura dello stomaco e dell’intestino ·
riduzioni
dei secreti e dei processi digestivi ·
aumento
della forza contrattile di ureteri e vescica ·
diminuzione
dell’ovulazione e mancanza delle mestruazioni Gli effetti psicologici
Gli oppiacei devono i loro effetti alla somiglianza
strutturale che hanno con sostanze prodotte dal cervello, le
endorfine, che normalmente agiscono con effetto analgesico ed
inibitorio secondo un meccanismo di ricompensa cerebrale in
stretto legame con i centri nervosi del piacere. L'uso di
oppioidi altera il sistema di regolazione delle endorfine
endogene, riduce la percezione del dolore e attenua l'ansia,
inibisce l'attività dei centri respiratori e abbassa
l'attività dei sistemi del cervello più antico o
"emozionale". Tale azione inibitoria sul
comportamento emotivo e motivazionale spiega l'effetto di
anestesia emotiva nel tossicodipendente sotto l'effetto della
sostanza, di indifferenza verso il mondo, di distacco
percettivo, di disinteresse affettivo. Dopo un primo intenso
momento di piacere, il cosidetto flash, segue uno stato di
appagamento, di rallentamento del pensiero, dei gesti e
comportamenti sino alla sonnolenza. Effetti
psicologici riscontrabili: · intenso piacere detto flash · assenza di ogni preoccupazione e tendenza all’apatia · rallentamento dell’ideazione e del linguaggio · disorganizzazione del pensiero · stato di sonnolenza e movimento rallentato · scarsa percezione della realtà ·
forte
egocentrismo I segni dell’assunzione
I segni più visibili e rilevabili dell'assunzione di eroina
sono: ·
pupille
a spillo ·
parola
impastata
(forte rallentamento e scarsa articolazione della parola) ·
forte
rallentamento nei movimenti e tendenza alla sonnolenza ·
prurito
insistente La dipendenza
La veloce tolleranza tipica degli oppiacei costringe, chi le
utilizza regolarmente, a modificare le dosi. L’assunzione
continuata e massiccia dei derivati dell’oppio comporta
l’assuefazione dell’organismo alla sostanza; l’organismo
si abitua alla presenza di tali sostanze e gli effetti
fisiologici e psicologici dati dalla sostanza diminuiscono a
parità di dose. L’individuo è quindi costretto ad assumere
dosi sempre più elevate di droga per ottenere gli effetti
desiderati e per non andare incontro all’insorgere della
sindrome di astinenza. Da questo la dipendenza fisica e
psicologica alla sostanza. Con il termine craving si intende
la componente psicologica della dipendenza, il desiderio
impellente di assumere la sostanza. L'astinenza
L’astinenza dagli oppiacei è estremamente spiacevole ma
raramente mette in pericolo la vita. I sintomi così
spiacevoli e la possibilità di evitarli possono divenire un
importante fattore nel continuare la dipendenza. La sindrome
di astinenza si manifesta in seguito alla mancata assunzione
di oppiacei dopo un'assuefazione anche di poche settimane.
Compare dopo 8-16 ore dall'ultima assunzione di eroina e va
progressivamente intensificandosi nei primi 2-4 giorni
per poi attenuarsi e scomparire nel giro di 5-8 giorni. I segni
dell’astinenza sono:
Le complicanze mediche
Chi abusa di sostanze è esposto a ferite e segni osservabili quali indicatori di dipendenza.
L'overdoseConsiste in una assunzione eccessiva di oppiacei. L’eroina essendo un sedativo che agisce sui centri respiratori può comportare il coma con decesso per asfissia. Sintomi principali dell'overdose: perdita di coscienza, pupille a spillo, colorito bluastro, respiro molto rallentato.
In tal caso si deve chiamare l’ambulanza o portare
direttamente il soggetto al pronto soccorso. Il farmaco usato
per bloccare l'overdose è il Narcan che spesso risolve
rapidamente la situazione. Si consiglia comunque un ricovero
di ventiquattr'ore di osservazione, in quanto il Narcan ha un
tempo d'azione più breve dell'eroina, per cui finito
l'effetto l'eroina ancora presente nell'organismo può
provocare nuovamente overdose. Le
epatiti
Gli oppiacei vengono usualmente assunti per via endovenosa o
inalati. L’assunzione per via endovenosa se praticata con lo
scambio di siringhe espone a malattie infettive quali: epatiti
B e C, AIDS malattie delle valvole cardiache, setticemia. E’
importante quindi usare siringhe monouso e in ogni caso non
usare mai in comune la siringa. Se ciò non è possibile, la
si può disinfettare: la candeggina e l’alcool etilico a 90°
uccidono il virus HIV.
I tipi più frequenti di epatite virale sono: A, B, D, C, E.
(vedi approfondimento) L'AIDS
(vedi
approfondimento)
Le
malattie a trasmissione sessuale
(vedi approfondimento)
Le
malattie a trasmissione sessuale sono riscontrabili nel
tossicodipendente come conseguenza di attività di
prostituzione legate al procacciamento della droga. Il
principale consiglio preventivo, è come per l'AIDS, l'uso del
profilattico. La prevenzione
La
prevenzione delle infezioni
A causa della assunzione endovenosa di oppioidi e in
particolare di eroina il tossicodoipendente può sviluppare
numerose infezioni. L’AIDS, le epatiti B e C, la setticemia,
infezioni alle valvole cardiache, ecc. Al riguardo si possono
dare alcuni fondametali consigli preventivi: Se
non vuoi ancora smettere:
·
considera
che gli oppiodi possono anche essere sniffati e fumati ·
prima
di iniettare la droga lavati accuratamente le mani e
disinfetta la zona dell’iniezione ·
per
sciogliere la dose utilizza acqua sterilizzata, acqua minerale
non gassata, o acqua potabile bollita ·
per
sciogliere la dose non usare limone o aceto, usa piuttosto
acido citrico o ascorbico acquistato in farmacia ·
cambia
vena ad ogni iniezione e non iniettare mai nelle arterie ·
usa
solo una siringa nuova o la tua siringa, evitando
assolutamente di usare le siringhe altrui ·
se
non hai una siringa nuova, disinfetta la tua siringa. Aspira
con la siringa dell’alcol (almeno a 70°) e gettalo, ripeti
l’oerazione due volte, poi nello stesso modo lava la siringa
con acqua. ·
usa
un nuovo filtro ad ogni iniezione, non usare invece i filtri
usati da altre persone; usare i filtri altrui è un grande
pericolo di infezione · non disperdere le siringhe dappertutto, ma portale ai luoghi di scambio, oppure mettile in qualche contenitore (anche una bottiglia, o una lattina) e gettale nei bidoni dei rifiuti. La prevenzione e primi soccorsi in caso di overdose·
non
usare oppiacei dopo aver assunto altri psicofarmaci ·
cerca
di non essere solo quando fai uso di droga ·
quando
provi una nuova droga o quando cambi fornitore, assumi la
sostanza in due momenti distinti Nel
caso di collasso da overdose:
Chiamare
subito i soccorsi e nell'attesa: ·
controllare
l'ambiente circostante per verificare la presenza di siringhe
o altro materiale di iniezione ·
controllare
lo stato di coscienza con pizzicotti, richiami verbali, ecc. ·
verificare
se la persona respira, guardando se il torace si solleva ·
controllare
il battito cardiaco ponendo la mano sull'arteria del collo ·
se
la persona non è cosciente, ma respira, metterla
sdraiata su un fianco, per evitare il soffocamento in caso di
vomito ·
se
la persona non respira, controllare che non vi siano
ostruzioni in bocca, stendere sulla schiena e praticare la
respirazione assistita proteggendosi la bocca con un
fazzoletto o formando una specie d'imbuto con la mano
ponendola sulla bocca. La testa deve essere spinta
all'indietro e le narici chiuse. La prevenzione sociale
(vedi
approfondimento)
Nel marzo 1997 a Napoli si è tenuta la "Seconda
Conferenza Nazionale sui problemi connessi con la diffusione
delle sostanze stupefacenti psicotrope e sull’acoldipendenza"
il cui tema di base è stato: Contro le droghe, cura
la vita! Il documento programmatico della
conferenza pone l'accento sulla prevenzione e la promozione ai
differenti livelli sociali, famiglia, scuola, inserimento
lavorativo, media, tempo libero, quali strumento principe per
la lotta alla tossicodipendenza da oppiacei. Si tratta di
mettere a disposizione dei giovani, delle loro famiglie, degli
insegnanti, dei media, degli operatori del tempo libero, le
informazioni e gli strumenti utili per orientarsi nella
complessa realtà della tossicodipendenza, per prevenire il
rischio fra i giovani e per promuovere le risorse sociali
disponili e utili: strutture per l’informazione e la
consulenza dei giovani, esperienze di volontariato, contesti
per la partecipazione e la rappresentanza giovanile,
associazionismo, ecc.
La tossicodipendenza da eroina in Italia interessa in
particolare giovani di età compresa fra i 20 e i 30 anni, con
una certa tendenza all’invecchiamento degli utilizzatori.
L’assunzione di eroina per via endovenosa è la principale
causa di morte per AIDS nel nostro paese, morti che si sommano
al numero di morti per overdose in costante aumento.
La tossicodipendenza da eroina è generalmente presente in
gruppi giovanili ad alta emarginazione, in situazioni sociali
molto complesse di forte svantaggio sociale, spesso
sconfinanti nell’illegalità. Secondo le stime del Ministero
di Grazia e Giustizia fra il ’91 e il ’94 il 50% dei
detenuti entrati in carcere risultavano avere problemi legati
alla tossicodipendenza. Nel giugno del 1996 la presenza di
tossicodipendenti nelle carceri era pari al 29,40% della
popolazione carceraria totale. Le politiche di riduzione del danno
Le politiche di riduzione del danno si sono sviluppate a
partire dalla metà degli anni ottanta nei paesi del nord
Europa. Esse si fondano sull'idea che sia necessario stabilire
una qualche priorità nella programmazione e dell'attuazione
degli interventi in materia di tossicodipendenza e
comportamenti a rischio. Il diffondersi dell'infezione da HIV
costituiva allora (e in parte ancora oggi) l'emergenza in
materia; l'Organizzazione Mondiale della Sanità affermava che
la più alta priorità nelle politiche finalizzate all'uso di
droghe era da attribuire agli interventi riguardanti
l'infezione da HIV fra i tossicodipendenti.
Per "riduzione del danno" si intende dunque indicare
un tipo di intervento che parte dall’accettazione della
tossicodipendenza ma volto alla riduzione e al controllo delle
conseguenze dannose dell'uso di sostanze, per l'individuo, per
la sua famiglia, per la comunità. Tale intervento deve essere
parte di un più ampio percorso terapeutico e riabilitativo di
cui la guarigione dalla dipendenza resta pur sempre la meta
ultima. Ciò implica la considerazione di un nuovo modo di
porsi verso la tossicodipendenza e i comportamenti a rischio,
meno ideologico e più pratico, volto ad ottenere una migliore
qualità di vita per il tossicomane, riducendo inoltre
l'impatto culturale e antisociale dell'uso di droghe.
Le politiche di riduzione del danno si sono sviluppate in
particolare per la tossicodipendenza da eroina, per la
particolare modalità d'assunzione che essa comporta: la via
endovenosa. Nel recente passato lo scambio di siringhe e di
altri attrezzi utili all'assunzione (filtri, cotone, ecc.)
costituiva il veicolo più importante per la diffusione del
virus dell'HIV.
Oggi siamo ad un nuovo crocevia, dobbiamo infatti ripensare la
nostra metodologia di intervento, considerato che i programmi
di riduzione del danno hanno in qualche misura cambiato le
abitudini comportamentali dei tossicodipendenti e che la
diffusione del virus HIV oggi è decisamente più bassa di un
tempo fra i tossicodipendenti.
Oggi è particolarmente importante intervenire in un ottica
ancora più preventiva e di promozione del benessere e della
qualità della vita fra i giovani, intervenendo su quelle
fasce della popolazione che sono a rischio di comportamenti
tossicomanici e di disagio (riduzione del rischio). E' inoltre
opportuno allargare lo sguardo e includere nelle politiche di
riduzione del rischio altri importanti temi come la promozione
del benessere psicologico, l'occupazione del tempo libero, la
prevenzione sanitaria sui comportamenti sessuali, ecc., prima
ancora che un potenziale disagio diventi problema conclamato,
prima che si debba intervenire sull'emergenza sociale della
tossicodipendenza e affini. I
Trattamenti
La
disintossicazione
"Nell'ambito dell'abuso di sostanze stupefacenti, la
disintossicazione consiste nell’eliminazione graduale
dall’organismo della sostanza da cui si è dipendenti e nel
superamento della sintomatologia da astinenza." La
terapia con farmaci sintomatici
La terapia con farmaci sintomatici permette di alleviare i
sintomi dell'astinenza durante il periodo di disintossicazione
dall'eroina. Sarà compito del medico la prescrizione caso per
caso dei farmaci in relazione all'entità della sintomatologia
presentata. I farmaci più usati sono i seguenti: Il trattamento con metadone: aspetti clinico-farmacologici
Il trattamento con farmaci analgesico-narcotici (in
particolare metadone) è uno dei diversi tipi di trattamento
farmacologico utilizzatili nella detossicazione da eroina ,
altri farmaci non agonisti dei recettori oppioidi possono
infatti agire sull'astinenza e, come sempre, quando sono
disponibili più mezzi terapeutici, la scelta del più idoneo
deve essere compiuta valutando i vantaggi e gli svantaggi di
ciascuno, messo in relazione alle esigenze del singolo caso.
Scopo del trattamento a scalare con metadone:1.
Consentire
la disintossicazione dalla condizione di dipendenza fisica
stabilizzata da sostanze oppiacee o in fase finale di
trattamento metadonico protratto, senza che il paziente soffra
gli effetti della sindrome d'astinenza. 2.
Utilizzare
l'occasione dell'assunzione giornaliera della sostanza presso
il SERT per iniziare ad instaurare un intervento psicosociale. 3.
Passare
successivamente il soggetto, una volta libero dalla dipendenza
fisica, ad un più duraturo ed idoneo trattamento
riabilitativo, per far fronte alla dipendenza psichica. Aspetti
farmacologici del metadone
Il metadone è dotato di molteplici azioni quantitativamente simili a quelle della morfina, Provoca una sindrome da astinenza simile a quella della morfina, ma con inizio più lento, con decorso più prolungato e con sintomi meno gravi. AI contrario della morfina e dell'eroina può essere somministrato per via orale (si evita quindi la via venosa), ha una lenta eliminazione, oltre le 25-30 ore, e questo consente una unica, somministrazione giornaliera, mentre gli altri oppiacei necessitano di ripetute assunzioni al giorno. La somministrazione orale determina un aumento della durata dell'effetto analgesico; viene rapidamente assorbito e si hanno concentrazioni significative, nel plasma, già entro tre - quattro ore dall'assunzione . L'attività plasmatica del metadone è di circa 25 - 30 ore; le necessarie concentrazioni cerebrali sono raggiunte dopo una-due ore dalla somministrazione. Il metadone viene metabolizzato soprattutto a livello epatico; solo il 10% della dose somministrata può venire ritrovata immodificata nelle urine e nelle feci . Viene eliminato attraverso le vie urinarie. Informazioni Cliniche1. Indicazioni terapeutiche: il metadone è una sostanza analgesico-narcotica per il trattamento degli stati di dipendenza da oppiacei. E' utilizzato anche in sindromi dolorose di grave entità. 2. Controindicazione: ipersensibilità al metadone. 3. Effetti collaterali indesiderati: può verificarsi rallentamento del respiro e, in modo minore, riduzione della pressione arteriosa, rallentamento del ritmo cardiaco, svenimento. Si possono verificare disturbi psichici e del sistema nervoso: euforia, insonnia, agitazione, cefalea, disorientamento e disturbi visivi. A carico dell'apparato gastro-enterico: bocca asciutta, disappetenza e stipsi. A carico dell'apparato genito-urinario: ritenzione urinaria, ridotto desiderio sessuale. 4. Interazioni con altri farmaci: il metadone assunto con altri oppiacei (morfina, eroina, ecc.), a tranquillanti ed ipnotici, ad alcool, diventa pericoloso perché si produce un potenziamento degli effetti indesiderati sia del metadone che delle sostanze citate. Si può verificare, ad esempio, una minor prontezza di riflessi con possibilità di incidenti stradali o di altro genere; oppure facilitazione all'overdose . 5. Sovradosaggio (Overdose): il metadone assunto in eccesso o in associazione alle sostanze citate sopra produce riduzione grave della frequenza respiratoria, sonnolenza estrema fino al coma, miosi (pupilla a punta di spillo), flaccidità dei muscoli, pelle viscida e fredda, rallentamento della frequenza cardiaca ed ipotensione grave (collasso). Nell'assunzione fortemente in eccesso, specie per via venosa, si può avere apnea, collasso cardio-circolatorio, arresto cardiaco, morte. 6. Avvertenze: il metadone provoca dipendenza fisica e psichica di tipo morfinico. Si consiglia prudenza nella guida di autoveicoli e nell'uso di macchinari in genere. I trattamenti ospedalieri
I SERT garantiscono ai soggetti in carico il ricovero
ospedaliero per svolgere un programma di disintossicazione,
laddove se ne ravvisi la necessità, in particolare se risulta
impossibile procedere ad una disintossicazione da sostanze
stupefacenti in sede ambulatoriale o domiciliare. Tale
trattamento ospedaliero è previsto dalla legge e rientra nel
più ampio programma terapeutico che il SERT ha stabilito per
quel paziente. I ricoveri che hanno come finalità la
disintossicazione avvengono dietro prescrizione del SERT in
tal senso, e non direttamente presso l’Accettazione/Pronto
Soccorso dell’ospedale. E’ possibile inoltre procedere ad
un trattamento ospedaliero d’urgenza nel caso di una
improvvisa complicanza che interviene nel decorso di una delle
patologie d’organo correlate alla tossicodipendenza, o per
una turba della coscienza e/o del comportamento, dovute ad
eccessiva assunzione di sostanza o ad improvvisa astensione.
Il Sert di La Spezia ha concordato con gli ospedali del
territorio un protocollo si intesa per il trattamento dei
soggetti tossicodipendenti, secondo quanto previsto dalla
legge regionale ligure (B.U.R.L. 3.7.91 parte II n° 27, B6). Criteri per la scelta del ricovero ospedalieroSi
ritiene opportuna la disintossicazione in ambito ospedaliero
nei seguenti casi: ·
in
assenza di supporti familiari e domiciliari validi ·
per
inaffidabilità psicologica e ambientale ·
in
presenza di malattie organiche intercorrenti ad elevato
rischio ·
in
presenza di disturbi psichici ·
per
ripetuti fallimenti dei precedenti tentativi di trattamento
disintossicanti ambulatoriale
e/o domiciliare ·
nel
caso di riduzione del trattamento con farmaci sostitutivi ·
quale
momento assistenziale inserito una più vasta riformulazione
del progetto terapeutico ·
su
richiesta esplicita del paziente, accertate solide motivazioni
e con valutata sufficiente
aderenza al programma stabilito Trattamento farmacologicoE' sostanzialmente lo stesso previsto nel trattamento ambulatoriale (vedi terapia con farmaci sintomatici). Per tutti i farmaci si consiglia il dosaggio pieno per i primi 4-5 gg. con una riduzione progressiva fino alla sospensione con successivo periodo di osservazione del paziente per altri 2 o 3 gg. Terapia con farmaci sostitutivi in ospedaleLa disintossicazione con farmaci sostitutivi (metadone) si diversifica in base agli scopi e agli obiettivi che si prospettano per ogni singolo individuo. Lo scopo del ricovero può essere anche la disintossicazione da metadone o la stabilizzazione su dosaggi più bassi con programmi a scalare lento, rapido o ultrarapido da effettuarsi in ambiente controllato. Terapia combinata Durante lo scalare di un programma disintossicante con metadone può verificarsi, specialmente se svolto in tempi rapidissimi o rapidi, la comparsa di segni e sintomi di astinenza. Per evitare o meglio controllare il verificarsi di tale condizione ( che potrebbe assumere significato di rinforzo al "craving" ), alla posologia di circa 20 cc di metadone per quanto riguarda lo scalare che inizi da bassi dosaggi e, comunque, nei giorni in cui si ritenga opportuno per gli altri protocolli, può essere associata terapia con clonidina per os, miorilassanti , ansiolitici e analgesici per almeno una settimana di tempo, proseguendo con il normale scalare con farmaci sostitutivi nei tempi previsti. Obiettivi del ricovero Durante la degenza è necessaria la ricerca di metaboliti urinari di sostanze oppioidi, cannabinoidi, amfetamine, cocaina, da effettuarsi ogni tre giorni, con l’obiettivo di iniziare una terapia con antagonisti o l’entrata in comunità a dimissione avvenuta. Assistenza clinica alla gestante tossicodipendenteL’assunzione non controllata di oppiacei e di altri stupefacenti in gravidanza concorre in maniera determinante a complicare il decorso fisiologico della gestazione e del parto, dando origine a complicanze che sono riassunte di seguito:
· peso alla nascita inferiore alla norma · distacco della placenta · travaglio e parto pre-termine · aborto spontaneo L’eroina in particolare interferisce con lo sviluppo fetale alterando l’assetto cromosomico, riducendo l’accrescimento ponderale del feto, ed ostacolando lo sviluppo del sistema nervoso centrale. E’ bene quindi che le gravidanze in cui si rileva uno stato di tossicodipendenza siano considerate come "gravidanze a rischio", e venga di conseguenza adottato il protocollo di monitoraggio previsto per questi casi. Non è assolutamente consigliabile affrontare una disintossicazione senza sostitutivi in gravidanza per i rischi di aborto spontaneo e nelle crisi di astinenza nel feto. L'URODLa
storia
L’ideatore dell’UROD per la disintossicazione da oppiacei
è uno psichiatra spagnolo, esperto di tossicodipendenza, Juan
Josè Legarda, mentre Andrè Waissman, un medico israeliano,
ne ha realizzato l’applicazione clinica.
Si cominciò a parlare di UROD nell’estate del 1995 quando
la Clinica Castellanza dell’Istituto scientifico San
Raffaele sperimentò una nuova terapia di disintossicazione su
500 tossicodipendenti, l’UROD appunto. Il metodo ultrarapido
di pulizia dei recettori degli oppiacei, che viene effettuato
in anestesia generale, promette che nel giro di tre
giorni il tossicodipendente viene liberato dalla dipendenza
dall'eroina.
Quali risultati diede questa esperienza? Eccezionali dicono i
promotori, lo psichiatra Legarda, l'anestesista Waissman, lo
psicologo Leykin: si parla di una percentuale di successi che
va dal 65 al 100%, rilevata a sei mesi dal trattamento.
Il 3 settembre parte l’operazione "Hope", il
Ministro della sanità Guzzanti chiede un parere
sull’efficacia del trattamento e sui rischi connessi. Il
Consiglio Superiore di Sanità, la Commissione unica per il
farmaco, la Commissione oncologica e l'Istituto Superiore di
Sanità riuniti invitano il ministro a sospendere la
sperimentazione del metodo. Il 6 settembre l'operazione "Hope"
è interrotta. Il Ministero della Sanità affida alla
commissione biomedica del ministero un protocollo di ricerca e
si avviano sperimentalmente un centinaio di trattamenti. La
Cuf dopo aver preso visione dei 100 casi, sospende nuovamente
la sperimentazione, sebbene la sperimentazione in molti casi
sia proseguita non autorizzata. Aspetti clinici
L’UROD è un metodo di disintossicazione ultraveloce (2-3
giorni di degenza e 6-9 mesi di riabilitazione) che consiste
di diverse fasi: 1.
sedazione
profonda, primo giorno (Clonidina, un anti-noradrenergico, e
Naltrexone, un antagonista degli oppiacei, tranquillanti vari) 2.
mantenimento,
dal secondo giorno (Naltrexone) 3.
riabilitazione,
6-9 mesi, (Naltrexone e terapia psicoterapeutica e
psichiatrica)
Questo metodo è stato criticato sia per l'alto costo, 12
milioni a carico totale del paziente, sia per la sua efficacia
non documentata. Secondo i dati resi disponibili dagli
sperimentatori, i casi finora trattati sono circa 800 e i
primi 156, a sei mesi dal trattamento, risultano astinenti
dalla droga nel 67% dei casi, mentre il restante 33% vi è
ricaduto. Sembra comunque che il metodo abbia efficacia se
seguito da una valida riabilitazione personale e sociale: in
un campione di 217 pazienti che hanno seguito il programma di
riabilitazione, 198 risultano astinenti; mentre nel campione
di 217 pazienti che non hanno seguito il programma, solo 11.
I dubbi sui dati resi disponibili dagli sperimentatori e le
perplessità sull’efficacia e sulla sicurezza del
trattamento attualmente impediscono di affidarsi con
tranquillità all’UROD per la disintossicazione e la
riabilitazione del soggetto tossicodipendente. Tale
metodologia è quindi non autorizzata dal Ministero della
Sanità e non adottata dal Sistema Sanitario Nazionale. Al di
là degli entusiasmi miracolistici iniziali è oramai assodato
che il modo per uscire dall'eroina non è determinato da un
metodo o l'altro di disintossicazione fisica, ma da un più
complesso cammino di uscita psicologica dalla dipendenza. Le Comunità Terapeutiche
Le prime Comunità Terapeutiche nacquero nella prima metà
dell’800 come luogo e momento di socializzazione per i
pazienti delle strutture di ricovero psichiatrico. Nel secolo
successivo Maxwell Jones avviò un’esperienza di Comunità
Terapeutica per ovviare alle conseguenze
dell’istituzionalizzazione dei malati di mente:
l’obiettivo era quello di trasformare in senso umano e
democratico l’ospedale psichiatrico. La vita di comunità,
l’atmosfera terapeutica, l’intercambibilità dei ruoli fra
operatori e ospiti, il confronto quotidiano con gli altri,
erano già allora le condizioni alla base della funzione
educativa e terapeutica della comunità. Il costituirsi delle
comunità trovava in ambito medico una positiva accoglienza,
sebbene sempre come soluzione accessoria e alternativa
rispetto a quella medica.
In Italia, negli anni settanta, le prime comunità
tossicodipendenti furono il Progetto Uomo, il Gruppo Abele,
San Patrignano. Il
"Progetto uomo"
"Se un tossicomane viene da te e ti chiede di essere
aiutato, si insegna nel Daytop, non rispondergli subito di si.
Digli di tornare il giorno dopo, in un’ora precisa, se
veramente desidera il tuo aiuto. Si offenderà perché
abituato ad ottenere molte cose, attraverso l’esibizione del
suo bisogno di aiuto e le sue promesse di cambiare. Forse non
tornerà. Se viene, tuttavia, sei partito con il piede giusto
e puoi cominciare il tuo lavoro con lui". Come si può
comprendere questo modello terapeutico si fonda sul concetto
di responsabilità, stimolando il tossicodipendente alla
riappropriazione dell’iniziativa e della responsabilità
personale nella propria vita. Gruppo
Abele
Il gruppo Abele nasce per condividere i problemi e le
difficoltà dei ragazzi disadattati dei quartieri ghetto
dell'immigrazione torinese. Le comunità del gruppo, alcune
attive nel recupero di tossicodipendenti, nascono come nuclei
di convivenza, non si definiscono "terapeutiche",
non si fondano su una rigida distinzione fra operatori ed
utenti. L'obiettivo delle comunità e del nuclei di convivenza
è di permettere un inserimento attivo e critico di questi
giovani nella propria realtà. San
Patrignano
A differenza delle precedenti esperienze sopraccitate San
Patrignano, affida le sue convinzioni alla tradizione orale
del suoi membri e dei visitatori. San Patrignano è una
cooperativa prima ancora che una comunità, poiché la sua
struttura fondamentale è fondata su una precisa
organizzazione autogestita e cooperativa del lavoro.
Dall'organizzazione della vita comunitaria emerge chiaramente
come il lavoro venga considerato lo strumento principale per
il cambiamento della personalità del tossicodipendente. |