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Per quanto riguarda il materiale informativo, l'utilizzo è stato gentilmente concesso dal SERT dell'Azienda Sanitaria Locale 5 di La Spezia, nella persona del dott. Ricci, pubblicato sul sito che invitiamo a visitare per ulteriori approfondimenti, visto che ci è sembrato particolarmente chiaro e di agevole consultazione. www.ausl5.la-spezia.it
I cannabinoidi La
storia
La canapa indiana (cannabis indica) è una pianta dell’Asia
Centrale, delle zone tropicali e temperate, ormai coltivata in
tutto il pianeta. Dalla canapa indiana si estraggono la
marijuana e l’hascisch che hanno una blanda azione
euforizzante e allucinogena. La marijuana è una miscela di
foglie, fiori e steli della canapa indiana, l’hascisch è
ottenuto dall’impasto della resina della cannabis, estratta
dal polline dei suoi fiori, con grasso animale o miele. Le
parti utilizzate con maggior principio attivo, sono le
infiorescenze e le foglie, i cannabinoli. Proprio per questo
l’hascisch ha effetti stupefacenti molto più forti rispetto
alla marijuana.
Si ipotizza che l’uso di canapa indiana inizi in età
neolitica nei territori dell’attuale Afghanistan. Da qui si
sarebbe diffusa verso la Cina, dove l’uso come sedativo e
panacea è documentato in un trattato cinese di botanica del
1500 a.c. . In india la canapa era ritenuta di origine divina
poiché si pensava provenisse dalla trasformazione dei peli
della schiena di Visnù. In tutto il mondo islamico la canapa
era tenuta in grandissima considerazione, poiché favoriva
l’unione con la divinità. Nell’ottocento in Francia venne
introdotto l’uso voluttuario della canapa, in seguito alla
conquista delle provincie dell’Impero Ottomano da parte
delle truppe napoleoniche. Gli estatici abbandoni e il vacuo
torpore, il Kif, cui si lasciavano prendere gli islamici
divenne presto esperienza comune fra i borghesi e i giovani
romantici parigini. Nacquero i "club des hascischins",
circoli di fumatori d’hascisch, dove si ritrovavano alcuni
fra i maggiori letterati e artisti parigini dell’epoca (Baudelaire,
Balzac, ecc.). Gli
aspetti clinici
Il gruppo dei cannabinoidi comprende marijuana,
hascisch, olio di hascisch (distillazione delle
foglie) e THC (tetra-idro-cannabinolo). I
cannabinoidi possono essere fumati o ingeriti. Gli effetti
soggettivi dipendono da dose e via di somministrazione,
oltreché dall’ambiente e dalla personalità del soggetto.
Essi hanno in comune con gli allucinogeni la capacità di
indurre stati in cui le percezioni sensoriali sono alterate.
La marijuana quando inalata dal fumo di sigaretta ha un
effetto massimo raggiunto in trenta minuti e della durata di
due e tre ore. Infatti il picco plasmatico si raggiunge in
dieci minuti, gli effetti farmacologici iniziano in pochi
secondi, grazie alla liposolubilità del
tetra-idro-cannabinolo. Quando ingerita, abbinata con dei cibi
o sotto forma di infuso (thè), gli effetti sono ritardati,
iniziano dopo 45 minuti se si è a stomaco vuoto, 2 ore se a
stomaco pieno; l’effetto può protrarsi dalle sei alle
dodici ore. Gli effetti fisiologici e psicologici a breve termine
Quando si parla, della azione immediata di queste sostanze, ci
si riferisce sempre, pertanto, ad un effetto
"medio", influenzato anche, come per molte delle
sostanze stupefacenti, sia da fattori strettamente
farmacologici, dose e via d’assunzione, età, metabolismo e
abitudini dell’assuntore, contemporanea assunzione di altre
sostanze psicotrope, che da elementi del tutto diversi: il
contesto ambientale e psicologico dell’individuo in generale
e al momento dell’assunzione, lo scopo dell’assunzione.
Con queste precisazioni, gli effetti sfavorevoli acuti più
comuni sono il calo della concentrazione modificazioni
dell'orientamento temporale, deficit nella memoria a breve
termine, e, specie nel corso delle assunzioni, ansietà
disforia e senso di panico. Questi
gli effetti fisiologici a breve termine:
·
aumento
irrefrenabile della sensazione istinto della fame ·
vasodilatazione ·
irritazione
congiuntivale occhi arrossati ·
tachicardia ·
mal
di testa ·
senso
di pesantezza ·
mancanza
di coordinamento e di equilibrio ·
tempo
di reazione ridotto · tosse debole e frequente Questi
gli effetti psicologici a breve termine:
·
aumento
della sensibiltà sensoriali; gusto, olfatto, udito ·
particolari
e intense percezioni tattili, visive, sociali ·
vivacità
della percezione dei ricordi ·
dilatazione
del tempo trascorso ·
loquacità ·
rilassamento
e benessere ·
euforia,
disinibizione · stato di debolezza Gli effetti fisiologici e psicologici a lungo termineQuesti gli effetti fisiologici a lungo termine:· aumento della salivazione · tachicardia · alterazione del sonno · congiuntiviti · naso ostruito · bronchiti · funzione immunologica alterata
Questi gli effetti psicologici a lungo termine· instabilità dell’umore e trascuratezza · mancanza di motivazione e interesse · passività e apatia · bassa tolleranza alle frustrazioni · bassa produttività · ottusità mentale · lentezza nei movimenti · deficit di memoria e attenzione · sindrome da burnout (scoppio e sfinimento, dopo cinque anni di uso continuo) Gli effetti psicologici avversi (in caso di cattiva assunzione o intossicazione)· irritabilità · manie di persecuzioni e piccole paranoie · incoerenza tematica del linguaggio · disturbi grossolani della struttura dell'ideazione · confusione, ansia e depressione · reazioni di panico, paura di malattie · disorientamento · allucinazioni visive, delirium, psicosi tossica acuta · depersonalizzazione, derealizzazione
I segni visibili dell’assunzione· atteggiamento fatuo · occhi arrossati
Le complicanze, i rischi medici, la tolleranzaL’uso prolungato di canapa comporta alterazioni nel metabolismo cellulare, nello sviluppo fetale, nella motilità degli spermatozoi, nella funzione vascolare, nell’istologia dei tessuti cerebrali, nel sistema immunitario depresso. I danni all’apparato respiratorio sono paragonabili a quelli causa dal tabacco: i danni di una canna sono paragonabili a quelli di quattro sigarette. Il problema della tolleranza non è stato ancora chiarito. Clinicamente si nota che consumatori controllano a parità di dose, con più facilità gli effetti comportamentali tipici indotti dall’assunzione dei consumatori occasionali; tuttavia, una tendenza ad aumentare la dose generalmente esiste. Nel caso di forti dosi l’assuntore può andare incontro ad una sindrome caratterizzata da: pallore, sudore freddo, capogiri, nausea. In tal caso è necessario lasciare tranquillo l’assuntore, aiutarlo a coricarsi molto lentamente e, appena possibile, fargli bere acqua con un poco di zucchero e aspettare un’ora. Non si osserva una sintomatologia somatica alla brusca sospensione dell'uso di Cannabis; pur tuttavia, vi è un intenso desiderio nei confronti della sostanza con sintomi del tipo irritabilità, insonnia, diminuzione dell'appetito.
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